venerdì 28 marzo 2008

Il modo dorico e pernicioso con cui si sviluppa la campagna elettorare in Italia va dall'imbarazzante al banalprovinciale.
Ne consegue (o forse è causata da) una debacle del buon senso diffusa.

Ora, il tipo di comunicazione è legato al livello di utenza che ne usufruisce.
È risaputo che, ad esempio, una pubblicità può funzionare in Italia ma non necessariamente negli Stati Uniti (o viceversa), dove background culturali, mentalità, livello medio di studi sono diversi.
Capita sovente di bollare qualcosa come "americanata", intendendo appunto qualcosa rivolta agli americani ma che non ci appartiene.

Proprio per quanto detto si può asserire che, a giudicare dagli slogan, dai manifesti e da certi video di propaganda elettorale (es. 1 e 2), gli italiani (aka l'utenza suddetta) siano un popolo di focomelici cerebrali con l'hobby del karaoke.

La gente oramai vota i candidati premier su presupposti identici a quelli con cui voterebbe il beniamino al Grande Fratello: sulla simpatia o antipatia, ignorando largamente i programmi di partito o presunti tali.
Giochi senza frontiere a confronto pare una cosa di estrema serietà.

Come se poi la gente, votando, potesse davvero avere potere di scelta e di cambiamento.
Ancora credete che una croce su quel foglietto faccia differenza?

Ma quo vadis, diocan?
Stop worrying and love the bomb.